George Lucas e l'addio a "Guerre stellari": «La Disney mi ha estromesso»
Deluso e abbandonato. Non lo ha voluto ammettere direttamente ma è così,...
di Giacomo Perra
Deluso e abbandonato. Non lo ha voluto ammettere direttamente ma è così, probabilmente, che si sente George Lucas. A pochi giorni dall’uscita, prevista in Italia per il 16 dicembre, di “Star Wars: Il risveglio della Forza”, settimo film della saga di “Guerre stellari”, il mitico franchise cinematografico da lui creato e di cui ha diretto ben quattro episodi, il regista statunitense ha manifestato tutto il suo disappunto per essere stato praticamente estromesso dalla progettazione della pellicola, affidata, nella sua messa in scena, al quarantanovenne J. J. Abrams e prodotta dalla Lucas Film”, la società che fondò nel 1971 per poi cedere alla “Disney” nel 2012 rimanendone comunque un prezioso collaboratore. Solo sulla carta, a quanto pare.


“Hanno dato uno sguardo alle mie storie e hanno deciso che avrebbero fatto qualcosa di loro”, ha rivelato ai microfoni della “Cbs”, riferendosi ai vertici “Disney”, il settantunenne artista californiano, che tre anni fa aveva annunciato di voler passare il testimone della regia della nuova trilogia del marchio, destinata a concludersi nel 2019. “La gente non si rende conto che in realtà “Star Wars” è una soap opera: parla di problemi familiari, non parla di astronavi! Hanno deciso che non volevano usare quelle storie, di voler fare qualcosa per i fan. A quel punto mi sono rassegnato. In fondo, a loro non interessava coinvolgermi più di tanto e d’altronde sapevo che se mi fossi intrufolato avrei combinato solo guai. Perché non faranno quello che avrei voluto facessero. Non ho più alcun controllo. Farei solo casino e quindi mi son detto “Ok, io me ne vado per la mia strada, loro per la loro”.

Stuzzicato dal suo interlocutore, Lucas è poi entrato ancora più nel dettaglio dei suoi rapporti con la “Disney”, facendo capire che ormai sono praticamente inesistenti: “Quando ti lasci con qualcuno, la prima regola è basta telefonate. La seconda regola è non passare vicino a casa sua per spiare cosa stiano facendo. La terza regola è che quando vai nel vostro bar e la incontri non devi affermare che lo raderai al suolo. Devi solo accettarlo e dire “è finita, è storia antica ormai, non mi guarderò più indietro”.

Non è la prima volta, invece, negli ultimi tempi, che il regista di “American Graffiti” decide di tornare sulle sue relazioni e sulle sue scelte professionali passate più recenti. Solo la settimana scorsa, infatti, il regista aveva spiegato così la sua decisione di non dirigere “Il risveglio della Forza”: “Fai un film e quello che fai viene criticato. La gente cerca di prendere decisioni su quello che farai prima ancora di aver visto il tuo lavoro. Non è più divertente, non puoi sperimentare”.

E a tal proposito, sempre nel corso della stessa intervista, rilasciata a “Vanity Fair”, il cineasta americano aveva comunicato l’intenzione di non voler più lavorare a blockbuster ma solo a pellicole sperimentali: “Ho iniziato con film sperimentali e voglio tornare a fare film sperimentali. Nessuno ama i film sperimentali e nessuno ha amato il mio primo film sperimentale. Dirigerò ancora film, ma non saranno di sicuro mainstream”.
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